TRANSMAROCAINE 2011
11 Marzo 2011, partenza da Milano con destinazione Marrakech. Obiettivo: la Transmarocaine 2011, un raid multisport di 6 giorni e 250km che si svolge a cavallo del medio Atlante con partenza da Ouarzazate ed arrivo nella città stessa di Marrakech.
Le discipline previste sono la corsa a piedi, la MTB, il kayak e il Run & Bike, quasi interamente da svolgere in orientamento con carta e bussola.
I primi 2 giorni passano veloci, l'organizzazione (ottima) ci trasporta in bus fino ad Ouarzazate il sabato e la domenica viene dedicata al controllo dell'equipaggiamento obbligatorio: medicine, attrezzature, abiti.
E' il momento della quiete prima della tempesta, in tutti i sensi, sia agonistico che climatico. Abbastanza caldo, sole, cominciamo a far conoscenza con qualche altra squadra (si compete in team di due persone). Sono quasi tutte francesi, qualche equipe marocchina e noi due italiani. E' la prima volta che degli italiani partecipano alla Transmarocaine e ci accorgiamo della curiosità che aleggia intorno a noi. A differenza di quanto accade oltralpe, da noi i Raid sono quasi inesistenti e siamo probabilmente una delle pochissime coppie completamente prive di esperienza nella disciplina. La nostra squadra (Beppe Scotti e io) in effetti è stata creata senza alcun particolare obiettivo agonistico se non quello di fare la gavetta necessaria per arrivare ad alti livelli nel prossimo futuro. Abbiamo caratteristiche diverse, Io, triathleta ed orientista, e Beppe, ultramaratoneta con molte gare di endurance estrema alle spalle, siamo semplicemente uniti dal comune obiettivo di fare esperienza.
Lunedì 14 marzo parte la prima tappa. C'è vento forte e la prima sezione di 10km di kayak viene annullata e sostituita da 16km di corsa, seguiti da altri 27 km circa di MTB in orientamento. Ci difendiamo discretamente, non commettiamo errori con la carta, percorso quasi piatto e sassoso. Il paesaggio ricorda più il deserto, grandi distese con pochi riferimenti salvo qualche valle nella parte finale..Il campo per la notte lo montiamo ai piedi dell'Atlante, il vento non accenna a calare e cominciano a esserci frequenti scrosci di pioggia.
Il secondo giorno sveglia, colazione, ripiegamento della tenda e si parte per circa 25 km di MTB su asfalto, con un passo a 1800m da affrontare dopo circa 5 km dal via. Discesa e cambio per la seconda sezione, la principale della giornata, 25km di corsa orientamento in montagna. Vera montagna, man mano che saliamo lungo le valli comincia a nevischiare e a comparire la neve sul terreno. Affrontiamo un passo a 2400m ed una cima a 2600m, adesso si che sembra di essere sulle Alpi: neve ovunque, nuvole basse, pendenze severe. Scendiamo per un vallone senza sentieri, nella neve fino alle ginocchia, seguendo il letto di un torrente. Fantastico.
Alla sera pernottiamo nelle capanne (Gites, in francese) di un villaggio. Fa più freddo che in tenda, e tutta la sera nevica, neve bagnata ma nevica.
La mattina dopo terza tappa, nevischio ancora. 35Km di MTB con un passo a 2100m nella neve e relativa discesa tecnica con due guadi di un certo livello da affrontare. Fa freddo, si alternano pioggia e neve e c'è fango ovunque. Arriviamo infreddoliti al cambio dove ci aspetta una sezione di corsa orientamento di 18km. Si sale su di un plateau a circa 1800m di quota, si cerca di prendere più lanterne possibili (gara a sequenza libera) e si ridiscende, tempo massimo 3h30. Lanterne mancate o ritardo significano penalità di diverse decine di minuti.
Qui arriva il primo dei grandi insegnamenti che ci serviranno in futuro, ovvero la grande differenza che c'è fra l'orienteering “classico” e l'orienteering in un raid. Utilizziamo carte con scale 1:25000 o addirittura 1:50000, equidistanza 20m, vecchie di almeno 30 anni. Orientarsi con punti di riferimento è impossibile, ci sono strade, case, villaggi interi, ruscelli e fiumi che sulla carta neanche compaiono, l'unica soluzione, ma lo capirò troppo tardi, è fidarsi solo delle valli, dei rilievi di una certa rilevanza e dell'azimut. In sostanza una delle specialità che credevo giocasse a nostro vantaggio si rivela uno svantaggio e sbagliamo parecchio. Comunque scendiamo, riprendiamo le MTB e partiamo per gli ultimi 7km fino al campo, immerso in una pineta che ricorda la Corsica. Incredibile, poche ore prima sembrava di pedalare su qualche passo alpino.
Continua a piovere fino a notte, siamo completamente immersi nel fango e non c'è modo di fare asciugare scarpe e vestiti...forse l'aspetto di gestione delle pause tra le tappe e quasi più faticoso, almeno psicologicamente, delle tappe stesse. In classifica generale, nonostante tutto, siamo a ridosso delle prime 10 posizioni.
Il mattino del quarto giorno compare finalmente il sole. I 7km di Run & Bike passano veloci, uno dei due compagni corre, l'altro pedala. A piacimento, tutte le volte che lo si desidera, si cambiano i ruoli. Arriviamo in ottima posizione al cambio e partiamo per una sezione di MTB orientamento di 38km. E qui la nostra Transmarocaine “di classifica” finisce. Il sentiero ha subito giorni e giorni di pioggia e si trasforma presto in una distesa di argilla rossa. Non è fango normale, è denso e si prende a manciate, e si attacca alle MTB in maniera impressionante. Dopo pochi km Beppe rompe il cambio della bici e torniamo fino all'inizio della sezione, in ultima posizione, per lasciare le biciclette sulla jeep di chiusura gara e saltare tutta la frazione, prendendo un'enorme penalità, non ci sembra ci siano altre soluzioni. In realtà molti hanno avuto problemi alle bici e l'organizzazione non può caricare tutti, quindi non c'è altro da fare che camminare fino ad una delle lanterne più avanti sul percorso. Io ho ancora la bici funzionante ma è talmente piena di argilla che non girano neanche le ruote. Alterno tratti di cammino con il mezzo in spalla e tratti dove tento di tornare in sella, ma dopo un po' si rompe anche il mio deragliatore nonostante non tocchi mai la leva del cambio per non sforzarlo. Bici in spalla e camminando in questo fango pesantissimo arrivo ad una jeep dell'organizzazione, più o meno dopo 20km di percorso, dove si radunano alcune delle MTB (circa 7-8 solo qui) in panne. Beppe si ferma lì, io mollo la mia e recupero la bici di una concorrente stanchissima per ridiscendere fino all'arrivo. Ormai siamo in giro da 7 ore, e cerco di dimenticarmi le enormi penalità che avremo in classifica durante la discesa al tramonto attraverso un canyon di rara bellezza. Arrivo alla fine della sezione MTB e l'organizzazione mi dice che il modo più veloce per arrivare verso il campo è fare l'ultima sezione di corsa orientamento di 5km. Non posso partire da solo, quindi attendo (come era successo per la discesa in bici) qualche altro concorrente nelle mie stesse condizioni e insieme a due squadre completo il percorso. Arrivo dopo tutto questo in 9h, Beppe arriva appena prima di me in jeep e montiamo al buio la tenda. Dimentichiamo la classifica e cerchiamo di concentrarci sul fatto che, almeno, è la prima notte dove non fa più di tanto freddo e soprattutto non c'è fango tutto intorno a noi!
Venerdì, quinta tappa, giornata di orientamento fine. Tre anelli da compiere, con partenza e arrivo sempre nello stesso punto, ovvero lo spiazzo sopra la panoramica diga Moulay Youssef. Uno in kayak, uno in MTB ed uno di corsa, con diverse lanterne lungo il percorso (gara a sequenza libera ancora una volta). Anche qui, penalità se si arriva dopo il tempo massimo o si salta qualche punto.
Purtroppo troviamo ingigantite le difficoltà che già nella terza tappa avevamo avuto. Carte con scale enormi, topografiche e quindi senza alcun dettaglio o quasi. Non sono abituato a questo tipo di orientamento ed a questo si unisce la stupidissima foga di recuperare un pochino del tempo perso il giorno prima. Errori colossali, concentrazione e lucidità dimenticate sotto il sacco a pelo.
Finiamo la giornata ancora nelle retrovie, mi sforzo però di pensare che, in fondo, la famosa esperienza che cercavamo si raccoglie attraverso tutti gli errori che si commettono. Oggi ne abbiamo fatti tanti, tantissimi, e sta a noi trasformarli in altrettanti minuti guadagnati nelle gare che verranno. Pazienza.
Passiamo il pomeriggio a togliere il fango dalle MTB, per la gara di oggi ce le ha prestate l'equipe dei nostri fantastici amici francesi “Cavaleurs”, che al contrario di noi hanno fatto un'ottima gara oggi.
Sabato, ci siamo! Si respira un'altra aria, ormai bene o male ma il grosso è passato. Dopo la colazione con tutta calma ci trasferiamo in bus a Marrakech per disputare la sesta ed ultima tappa, l'epilogo. E'una passerella per pubblico ed autorità, che svolgeremo su un percorso di 2km a bastone davanti ai Jardins de Menara in centro a Marrakech. Ci saranno 3 giri in MTB, 2 in Run & Bike e 1 di corsa.
Ci facciamo ancora prestare una MTB e finiamo degnamente in seconda posizione. Ma soprattutto, abbiamo concluso la Transmarocaine 2011.
Premiazioni, scambi di complimenti, ristoro e ritorno in hotel per una meritata doccia in una vera camera d'albergo.
In serata gran cena conclusiva in un ristorante tradizionale marocchino nella centralissima piazza di Jmaa el Fna nel cuore del quartiere della Medina. A questo punto, prima del ritorno a casa, mancano solo un po' di turismo (domenica), una passeggiata nel suk arabo in cerca di qualche cosa di interessante da comprare (ovviamente dopo infinite contrattazioni sul prezzo) e gli scambi di indirizzi con alcune squadre francesi con cui abbiamo condiviso tutta la settimana. Ci rivedremo presto in qualche Raid oltralpe, sicuramente.
E' uno degli aspetti più singolari e belli, questo legame che nasce tra le squadre partecipanti...giorno dopo giorno ci si conosce, si fanno domande, si trovano tanti punti in comune che vanno ben oltre la banale differenza di nazionalità.
Un doveroso cenno finale va ai paesaggi di questa zona del Marocco, davvero splendidi. Non sempre è facile apprezzarli del tutto mentre si gareggia, ma in questo tipo di competizioni l'ambiente naturale è il vero protagonista, nel bene e nel male.
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